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I Classici
Mikhail Shereshevskij non ha dubbi; in un suo articolo egli afferma
in modo categorico: «...per una profonda comprensione degli
scacchi moderni è importante basarsi sulla storia del gioco,
studiando innanzitutto i classici».
E ci fornisce anche la ragione più convincente: «[Nelle
partite dei classici] potete vedere l'intero piano di gioco nella
sua forma pura. ... Per questo le prime lezioni di strategia,
quando si elaborano piani di battaglia, vanno prese dai classici.»
In questa rubrica di Caissa verranno periodicamente presentati
i grandi giocatori del passato, in modo che lo scacchista possa
trovarvi ampio materiale di studio e di conoscenza.
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PAUL MORPHY
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Paul Morphy nacque a New Orleans il 22 giugno 1837 da unagiata
famiglia di origine irlandese, per parte di padre, e francese,
per parte di madre.
Iniziò a giocare a otto anni e a dodici era già
in grado di battere lungherese Johann Löwental di passaggio
a New Orleans, uno dei più forti giocatori del momento.
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Morphy e Lowenthal nel match del 1857 in Inghilterra
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Ma il vero esordio davanti al pubblico americano avvenne a New
York nel 1857. Il New York Chess Club decise di organizzare un
grande Congresso scacchistico simile al torneo di Londra del 1851,
vinto da Anderssen, ma riservato esclusivamente a giocatori americani.
Il 6 ottobre il torneo ebbe inizio e il giovane Morphy, sedeva
tra gli altri scacchisti, del tutto sconosciuto. Il favorito del
torneo era Louis Paulsen, nato nel 1833, già noto al pubblico,
sebbene avesse solo ventiquattro anni, quattro più di Morphy.
Morphy e Paulsen sincontrarono allultimo turno, quello
che avrebbe stabilito il vincitore, e linteresse per questo
incontro era altissimo, sia a New York sia nel resto degli Stati
Uniti.
Ricordiamo che, come nel torneo di Londra, gli sfidanti dovevano
disputare un certo numero di partite, un vero e proprio match
in miniatura.
Ebbene, le partite con Paulsen furono estremamente faticose per
il giovane Morphy, poiché Paulsen aveva labitudine
di pensare le mosse per un tempo lunghissimo. Si consideri che
Morphy impiegò dodici minuti per decidere un sacrificio
di Donna e Paulsen ne impiegò settantacinque solo per decidere
se accettarlo, oltre a unaltra mezzora per valutare
le alternative.
Morphy vinse con un punteggio che non lasciava dubbi: cinque vittorie,
una sconfitta e una patta.
La stampa diede grande risalto alla vittoria di Morphy, che divenne
rapidamente lidolo americano. Tuttavia questidolo,
per ottenere la definitiva consacrazione, doveva recarsi nel vecchio
continente e incontrare colui che si autodefiniva il campione
del mondo, linglese Howard Staunton.
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Howard Staunton
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Morphy partì per lEuropa, incontrò e sconfisse
facilmente tutti i più famosi giocatori dellepoca:
ancora Lowenthal, Bird, Harrwitz, Anderssen e molti altri. Tuttavia,
nonostante le richieste insistenti, Morphy non riuscì mai
a incontrare Staunton, il quale, con pretesti vecchi e nuovi,
evitò con cura di misurarsi con il giovane americano. Eppure
alla fine, nel 1859, quando Morphy dovette rassegnarsi a tornare
in America senza aver potuto battersi con Staunton, questi ebbe
la sfrontatezza di affermare che il giovane aveva evitato di incontrarlo
per non subire una sicura sconfitta.
Forse fu questa delusione che in breve tempo fece maturare in
Morphy una progressiva insofferenza verso gli scacchi, al punto
che non volle più giocare, né permettere che se
ne parlasse in sua presenza.
Il suo equilibrio mentale andò via via deteriorandosi finché,
quasi del tutto pazzo, morì nel 1884 per un colpo apoplettico;
aveva quarantasette anni.
Sebbene la carriera scacchistica di Morphy fu una vera meteora,
durata appena un paio danni, egli fu colui che gettò
le basi posizionali dei giochi aperti.
Disse di lui Euwe: «Morphy era un giocatore di posizione,
discepolo di Philidor e precursore di Steinitz, eppure vinceva
le partite alla maniera romantica di Anderssen». Naturalmente
le posizioni sono quelle aperte, con il centro sgombro di pedoni.
La conoscenza e lo studio delle partite di Morphy sono perciò
essenziali alla comprensione del trattamento delle posizioni aperte,
così come quelle di Anderssen, presentato in questa rubrica
precedentemente, sono importanti per imparare a giocare le posizioni
sbilanciate.
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Morphy - Lowenthal
New Orleans 1850
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Lowenthal era un forte giocatore ungherese fuggito da Budapest
dopo i moti del '48 e che nel 1850 si trovava di passaggio a New
Orleans per esibirsi in partite simultanee e individuali. Fu in
quell'occasione che gli venne presentato Paul Morphy che allora
aveva solo dodici anni.
Dopo una patta e due sconfitte, Lowenthal non volle più
giocare, con la scusa, molto comune tra gli scacchisti del tempo
(e oggi no?), di essere "depresso nello spirito e sofferente
nel corpo". Tuttavia predisse per il giovane un grande futuro
di scacchista.
In seguito Lowenthal ebbe modo di incontrare molte volte Morphy
e di disputare anche un match da cui ne uscì chiaramente
sconfitto. Questa che presentiamo è la seconda partita
giocata a New Orleans.
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1.e4 c5 2.f4
Una continuazione molto rara anche allora, ma pare che Morphy
all'epoca non avesse mai letto un libro di scacchi e quindi era
molto facile che uscisse dalla teoria più accreditata.
In ogni caso Morphy non usò più quest'impianto della
Siciliana.
2...e6 3.Cf3 d5 4.exd5 exd5 5.d4
Oggi si preferisce 5.Ab5+ per non consentire al Nero l'inchiodatura
con Ag4: 5.Ab5+ Ad7 (5...Cc6?! 6.Ce5) 6.Axd7+ Cxd7 7.00
Ad6 8.d4 Ce7 (8...Cgf6 9.Te1+ Ce4 10.Cc3±)
9.Cc3 00 10.Rh1 Il Bianco è in leggero vantaggio
perché i pezzi neri non sono disposti al meglio e i pedoni
c5 e d5 hanno qualche problema.
5...Ag4 6.Ae2 Axf3?
Oggi non si concederebbe all'avversario la coppia di Alfieri in
una posizione aperta senza una buona ragione. All'epoca, tuttavia,
si contava molto sui Cavalli per condurre gli attacchi al Re.
7.Axf3
È facile vedere che l'Alfiere bianco punta proprio contro
il pedone più debole del Nero.
7...Cf6 8.00 Ae7 9.Ae3 cxd4
Un giocatore di oggi a questo punto avrebbe preferito 9...c4 per
tener chiuse il più possibile le diagonali. Ma probabilmente
Lowenthal sta ancora sottovalutando il suo avversario e crede
che in una posizione aperta saprà trovare certamente qualche
bella combinazione per vincere. Dopotutto il ragazzo prima o poi
metterà il piede in fallo!
10.Axd4 00 11.Cc3 Cc6 12.Axf6
Io non credo davvero che Morphy abbia giocato questa mossa nell'errata
convinzione di guadagnare un pedone. Le variabili sono troppo
facili da calcolare perché il ragazzo potesse credere a
questo, ma allora dobbiamo riconoscere che Morphy, oltre alla
ben nota capacità combinativa, aveva già a quell'epoca
una solida visione posizionale.Vediamo come proseguì il
gioco.
12...Axf6 13.Cxd5 Axb2 14.Tb1 Ad4+ 15.Rh1
Tb8
Il pedone non è stato guadagnato, ma...
16.c3 Ac5 (16...Af6 17.g4 l'attacco
è molto forte.)
17.f5 Si osservi la differenza di
attività tra i pezzi neri e quelli bianchi! L'unico pezzo
apparentemente attivo del Nero, l'Alfiere, non riesce neppure
a proteggere la casa f6.
17...Dh4 18.g3 Dg5 19.f6 Ce5 (19...gxf6?
20.Cxf6+ Rh8 21.Ae4 h6 22.Tf5 con attacco fortissimo.)
20.fxg7 Tfd8 (20...Rxg7 21.Ae4 minacciando Tf5. I pezzi
bianchi dominano la scacchiera.)
21.Ae4 Dxg7 22.Dh5 Td6 23.Axh7+
Morphy non dà tregua all'avversario.
23...Rf8
(Non va 23...Dxh7 per il seguito forzato: 24.Ce7+ Rh8 25.Dxe5+
f6 26.Txf6 Dg7 27.Th6+ Txh6 28.Dxb8+ Rh7 29.Cf5.
24.Ae4 Th6 25.Df5 Dxg3
Lowenthal è riuscito a procurarsi un controgioco, ma la
pressione sulla colonna 'f', che immobilizza il Cavallo rende
l'attacco meno forte di quel che sembri.
26.Tb2 Te8
Il Nero è in difficoltà. Non funziona neppure 26...Ad6
27.Cf6 Dxc3 28.Tg2.
27.Cf6 Te6 28.Tg2 Dxg2+
Amara necessità. Una rovina sarebbe stata la variante 28...Dh4
29.Cd7+ Re7 30.Cxe5 Txe5 31.Dxf7+ Rd6 32.Td1+ la partita non ha
più storia.
29.Axg2 Thxf6 30.Dxf6
Spesso Morphy fu criticato in seguito dai contemporanei per questa
concretezza di gioco. Lo spirito romantico del tempo non era veramente
soddisfatto se la partita non si chiudeva con un matto spettacolare.
Invece Morphy era capace di eseguire un rocambolesco sacrificio
di Donna solo per guadagnare un pedone. In realtà quel
pedone significava la vittoria sicura, ma i contemporanei ugualmente
non accettavano volentieri questo modo di giocare (tuttavia neppure
un ventennio più tardi Steinitz infliggerà un colpo
mortale a tale concezione romantica del gioco). In questa partita
si vede come Morphy con una qualità netta in più
è tanto sicuro della vittoria da non cercare neppure di
conservare la Donna, nonostante egli fosse un dodicenne alle prese
con un campione.
30...Txf6 31.Txf6 Cg4 32.Tf5 b6 33.Ad5 Ch6
34.Tf6 Rg7 35.Tc6 a5 36.Tc7 Rg6 37.Rg2 f6 38.Rf3 Cf5
Adesso l'Alfiere bianco viene cambiato con il Cavallo, un cambio
utile quando sulla scacchiera sono presenti gli Alfieri di colore
contrario e si dispone di un bel pedone libero, come in questo
caso.
39.Ae4 Rg5 40.Axf5 Rxf5 41.h4 Rg6 42.Tc6
Si vinceva anche con 42.Txc5 bxc5 43.Rg4 a4 44.a3 c4 45.h5+ Rh6
46.Rf5 Rxh5 47.Rxf6 Rg4 48.Re5 Rf3 49.Rd4 Rf4 50.Rxc4 Re4 51.Rb4
Rd3 52.c4.
42...Rh5 43.Rg3 f5 44.Tf6 f4+ 45.Rxf4 Af2
46.Re4 Ac5 47.Tf5+ Rxh4 48.Txc5 bxc5 49.Rd5 10
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Una partita del giovanissimo Morphy che già prelude al
campione che sarà.
In modo particolare in questa partita ciò che mi colpisce
non è tanto l'energia con cui egli condusse l'attacco,
comunque notevole, ma la visione posizionale che scaturisce dalla
dodicesima mossa.
Dopo 12.Axf6 e le poche mosse forzate, come avrebbe giudicato
la posizione un normale giocatore di circolo? Probabilmente avrebbe
contato i pezzi e avrebbe concluso che la partita era sostanzialmente
pari.
Al contrario i pezzi bianchi in quella posizione hanno un dinamismo
tale che bastano pochi tratti per mettere il Nero in una situazione
quasi disperata. Questo, sono certo, vide il ragazzino americano
quando cambiò il suo forte Alfiere per un Cavallo che,
tutto sommato, non aveva fatto sentire ancora un solo nitrito.
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Meek - Morphy
Mobile 1855
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Questa partita, giocata da Morphy all'età di dicott'anni
contro Meek, fu inserita da Reti nel suo bel libro "I Maestri
della scacchiera" (edito in Italia da Prisma Editore) come
dimostrazione dei guai di un attivismo non suffragato da una buona
posizione. In effetti la differenza tra i due giocatori, Meek
e Morphy, più che una differenza di "bravura"
è una differenza di sensibilità ai fattori posizionali,
sensibilità che, come abbiamo visto nella partita precedente,
Morphy già aveva in sommo grado.
Nel mio commento utilizzerò ampiamente le note di Reti.
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1.e4 e5 2.Cf3 Cc6 3.d4 exd4
La Partita Scozzese, un impianto che nell'Ottocento, pur essendo
impiegato occasionalmente anche dai campioni, non godette mai
di grande popolarità, e che invece oggi è diventato
abbastanza diffuso anche in tornei di alto livello.
4.Ac4
Il Bianco non ricattura il pedone, entrando così nel Gambetto
Scozzese. Il sacrificio del pedone dovrebbe essere compensato
da due fattori: dal controllo che il pedone e4 esercita su d5
e sul vantaggio di sviluppo. Reti a questo punto fa notare che
spesso i principianti invece di giocare questo gambetto per la
rapidità dello sviluppo, lo giocano erroneamente per l'attacco.
4...Ac5 5.Cg5
L'errore di cui si scriveva alla nota precedente. Reti critica
questa mossa per due validi motivi:
1. Il Bianco gioca due volte in apertura lo stesso pezzo, invece
di sviluppare un pezzo nuovo.
2. Cede il controllo del centro.
Il Bianco doveva continuare con 5.c3 dxc3 6.Cxc3 (Reti indica
6.Axf7+ Rxf7 7.Dd5+ ma non pare che questa variante offra al Bianco
più del pari.) 6...d6 7.Ag5 Cge7 8.Cd5.
5...Ch6!
Probabilmente qui un principiante avrebbe giocato 5...Ce5, che
difende il punto f7 e attacca l'Ac4, tuttavia in questo modo il
Nero non avrebbe sviluppato alcun pezzo. Morphy dunque scelse
la difesa più corretta, anche se a prima vista non sembra
la più forte.
6.Cxf7
Si presti molta attenzione a questo punto. Il Bianco esegue una
piccola combinazione del tutto corretta tatticamente, ma sbagliata
secondo una prospettiva strategica. Reti giustamente evidenzia
come i principianti esultino davanti a tali combinazioni perché
non sanno valutare le posizioni che ne scaturiscono.
6...Cxf7 7.Axf7+ Rxf7 8.Dh5+ g6 9.Dxc5
Ed ecco che il materiale è tornato pari, ma che cosa ha
guadagnato il Bianco? Nulla, soltanto che ha perso un sacco di
tempi sullo sviluppo.
9...d6 10.Db5 Te8 11.Db3+ d5 12.f3 Ca5 13.Dd3
dxe4 14.fxe4 Dh4+
E adesso osservate il risultato dell'attacco prematuro. Il Nero
ha in gioco la Donna, la Torre puntata sul Re bianco e un Cavallo,
il Bianco ha solo la Donna e sviluppata in una casa... tutta da
piangere!
15.g3 Txe4+ 16.Rf2 De7 17.Cd2 Te3 18.Db5
La Donna non può lasciare il controllo della casa e2.
18...c6 19.Df1 Ah3 La prima di tre
mosse devastanti.
20.Dd1 Tf8 21.Cf3 Re8 01
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Guardate i pezzi del Nero alla fine della partita: a parte il
Ca5, tutti contribuiscono all'attacco. Reti rileva che spesso
i principianti attaccano usando sempre gli stessi pezzi, mentre
un maestro cerca di sfruttare tutte le forze di cui dispone.
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NOTA: nei prossimi giorni verranno aggiunte altre partite commentate
di Morphy.
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